Lavorare in UK nel dopo Brexit: cosa è cambiato.

Lavorare in UK nel dopo Brexit: cosa è cambiato.

Il termine Brexit è l’acronimo di Britain Exit, utilizzato per indicare il processo di uscita del Regno Unito e Irlanda del Nord dall’Unione Europea.

Con il referendum del 23 giugno 2016 i cittadini della Gran Bretagna hanno votato a favore dell’uscita dall’UE.  A seguito di un difficile iter di approvazione dell’accordo di recesso, il 23 gennaio 2020 la regina Elisabetta II ha firmato l’atto di ratifica dell’accordo, facendolo così diventare legge, dopo che quest’ultimo aveva ricevuto la firma anche da parte dei presidenti della Commissione e del Consiglio dell’UE. Il 29 gennaio il Parlamento europeo ha approvato i termini stabiliti dall’accordo di recesso con 621 voti favorevoli, 49 contrari e 13 astenuti; il giorno successivo anche il Consiglio UE ha dato il suo consenso  completando così il processo di approvazione. Il 31 gennaio 2020 il Regno Unito esce ufficialmente dall’Unione Europea e da quel momento inizia il periodo di transizione che terminerà entro la fine del 2020.

 

Ma quali saranno le conseguenze di questa uscita?

A tutti coloro che vivono nel Regno Unito da almeno cinque anni sarà data l’opportunità di richiedere, entro e non oltre dicembre 2020, un permesso di soggiorno permanente; chi invece risiede nel Paese da meno di cinque anni dovrà richiedere un permesso temporaneo con validità quinquennale. Qualora i cittadini europei non si mettano in regola rischieranno di essere espulsi dalla GB.

Per i turisti, dal 1° gennaio 2021, entreranno in vigore regole molto rigide: entro tre giorni dall’arrivo dovranno ottenere un visto elettronico con durata massima di tre mesi, mentre per tutti coloro che invece vorranno trattenersi di più, sarà necessaria la richiesta di un permesso lavorativo. Per viaggiare, a prescindere dallo scopo, sarà indispensabile inoltre il passaporto biometrico, mentre la carta d’identità non verrà più accettata.

Chi vorrà lavorare in UK dovrà soddisfare dei requisiti indispensabili come quello di conoscere la lingua inglese ed essere già in possesso di un’offerta di lavoro specializzato. Verrà introdotto inoltre, a partire dal 1 gennaio 2021, un sistema a punti, per stabilire chi ha diritto ad un permesso lavorativo: il punteggio minimo indispensabile per l’accesso è di 70 punti. I primi 50 si ottengono grazie ai due requisiti indispensabili citati poc’anzi, i restanti possono essere accumulati mediante altre caratteristiche, quali per esempio essere in possesso di un dottorato coerente con il lavoro che si andrà a svolgere, se il lavoro in questione è in un settore in cui c’è carenza di figure specializzate; anche il salario sarà indice di punteggio e non dovrà essere inferiore a 25.600 sterline annue salvo casi d’eccezione (ad esempio per coloro che praticano la professione infermieristica). Ogni cittadino europeo dovrà infine versare un contributo al SSN.

Tutto questo porterà conseguenze sia ai cittadini della GB che a quelli Europei e non, in quanto con la riduzione delle transazioni globali diminuiranno anche gli spostamenti economici.