Alcune indicazioni per l’impresa italiana che vuole esportare in Cina

Con il suo 6% di crescita del PIL nel 2020, anno di pandemia, la Cina è sempre più protagonista assoluta dell’economia mondiale ma è anche un mercato da affrontare con la dovuta accortezza da parte dell’esportatore italiano.

Come noto, pur in un ambiente economico aperto al mercato, la mano pubblica in Cina (Partito Comunista) rimane fortemente presente nella gestione dei rapporti commerciali.
Sarà presto reso pubblico il 14° Piano quinquennale 2021-2025 e dal 2020 è in vigore la legge sugli investimenti esteri.
Va detto innanzitutto che l’impresa italiana che volesse operare in Cina deve monitorare alcuni aspetti chiave: deve studiare bene il mercato, verificare l’esistenza di free trade zones, deve essere paziente e studiare la cultura locale in materia di business ma non solo.

L’ imprenditore italiano deve soprattutto porre attenzione alla tutela della sua proprietà intellettuale, ad esempio registrando i propri marchi in Cina, in caratteri cinesi, e verificando attentamente la possibilità della circolazione di marchi abusivi.
Infatti, nonostante il miglioramento della tutela in Cina della proprietà intellettuale, la situazione rimane problematica: si pensi che nella prima metà del 2019 ci sono stati 6529 casi di violazione di brevetto e nell’ 80% dei casi l’ operatore straniero ha vinto la causa.
Chi vuole esportare in Cina deve controllare che il suo prodotto sia liberamente importabile in quello Stato. Deve verificare inoltre gli standard richiesti dalla normativa cinese e le eventuali licenze per l’importazione.22

Indicazioni legali per Importare in CINA prodotti italiani

In sede di negoziazione, è importante una corretta comunicazione perché l’inglese non è molto conosciuto : gli accordi devono essere redatti in inglese ma anche in cinese, ed è quindi necessario un traduttore esperto per valutare il testo in cinese.

Inoltre in Cina gli avvocati non sono molto ben visti, per cui le proposte commerciali provenienti dai cinesi spesso sono deboli dal punto di vista giuridico.
Da consigliarsi anche non-disclosure agreements rafforzati con penali e una clausola di esclusiva negoziale.
La vendita in Cina è agevolata dal fatto che la Repubblica Popolare Cinese è parte della convenzione internazionale di Vienna sulla vendita di beni mobili. A tale proposito tuttavia dubbi sussistono sull’applicabilità di tale convenzione a parti residenti ad Hong Kong e a Macao, per il particolare regime legislativo di quei territori: la situazione andrà valutata attentamente con l’aiuto di un esperto.

Attenzione andrà inoltre prestata in caso di stipula di un contratto di agenzia in Cina, in quanto l’applicazione della legge del nostro Paese al contratto non è detto sia opportuna per l’azienda italiana: ad esempio, in Cina a differenza che in Italia l’agente non ha diritto all’indennità di fine rapporto.
Anche i contratti di distribuzione commerciale e di franchising, infine, andranno redatti con cura con l’ausilio di un esperto, a causa delle peculiarità della normativa cinese.